lunedì 25 settembre 2017

Fiction Day alle Poli Distillerie


La storia di Giovanni Franza è la vera storia della famiglia Poli?
L’aperitivo Franza Rosso esiste davvero?
Queste sono alcune delle domande che ci vengono rivolte tutti i giorni da chi viene in distilleria per visitare i luoghi dove è stata girata gran parte della fiction RAI “Di Padre in Figlia”.
Domenica 1 ottobre, in occasione della 21ª edizione di Distillerie Aperte, esaudiremo la curiosità dei nostri ospiti, facendo rivivere le vicissitudini della famiglia Franza, grappaioli bassanesi, interpretati da Alessio Boni, Cristiana Capotondi, Stefania Rocca e Matilde Gioli.
Siamo giunti alla 21° edizione di questo evento, sempre gratuito,  l’anno scorso abbiamo fatto il record di presenze, ospitando 3500 persone in distilleria, che vengono anche da fuori regione per vedere gli alambicchi in funzione.
Riproporremo le scene più toccanti della serie Rai, vista da sette milioni di telespettatori, negli stessi luoghi in cui sono state girate.
All’interno dei locali della distilleria di Schiavon sono state ambientate le parti fondamentali della vicenda di Giovanni Franza, come il gesto drammatico del figlio prediletto, Antonio e la confessione di tradimento della moglie Franca.
Per due settimane abbiamo accolto la troupe in distilleria e nelle nostre vite, insegnando il dialetto vicentino agli attori e raccontando al regista cosa significa essere una famiglia di grappaioli da oltre cent’anni.
Se volete scoprirlo anche voi, vi aspettiamo il 1 ottobre, dalle ore 10.00 alle 18.00, alle Poli Distillerie di Schiavon, dove la Grappa è una storia vera, dal 1898. Dalle ore 10.00 alle 18.00. Ingresso gratuito.

Per maggiori informazioni:

Nicoletta Curradi

Cave du Rhodan, perla vinicola del Vallese

Visitando  il meraviglioso Canton Vallese, gli amanti del buon vino non possono mancare una visita alla Cave du Rhodan, una prestigiosa realtà vitivinicola gestita da Sandra e Olivier Mounir.









domenica 17 settembre 2017

VItAE, Chianti Classico e Chamoagne in mostra a Palazzo Vecchio


Dal 18 al 26 settembre il Cortile della Dogana ospita “VItAE – Ritratti di vita e vino”, mostra fotografica dedicata alle due denominazioni, unite dal 2016 da un accordo di collaborazione sancito tra Firenze e Reims in occasione dei 300 anni dal bando di Cosimo III de’ Medici
 Quarantanove scatti per raccontare il territorio delle due denominazioni di vino più famose al mondo, il Chianti Classico e lo Champagne, ma soprattutto la sua gente: dal 18 al 26 settembre il Cortile della Dogana di Palazzo Vecchio ospita “VITAE – Ritratti di vita e vino”, mostra fotografica dedicata all’elemento umano, che rende unici questi due territori. 
E’ proprio in questi luoghi che la fotocamera indaga, catturando usi, costumi, tradizioni, volti e colori che insieme compongono quel che in gergo tecnico si chiama il terroir di un grande vino, un patrimonio umano e culturale, prima che agronomico, non replicabile in nessun altro luogo. Testimoni di queste storie nella storia sono i protagonisti di due lavori fotografici dedicati alla gente del Chianti Classico e alle confraternite dello Champagne. Un racconto per immagini di grande efficacia e suggestione sviluppato da due fotografi italiani, Dario Garofalo e Paolo Verzone, che hanno reso protagonisti i volti, l’opera quotidiana e le tradizioni secolari di questi due territori di vino, uniti nel 2016 da uno storico accordo di collaborazione, sancito proprio a Firenze, in occasione del Trecentesimo anniversario dal bando di Cosimo III de’ Medici che individuava per la prima volta la zona di produzione del Chianti Classico. “Nel caso del Chianti Classico, come in quello dello Champagne, - afferma Sergio Zingarelli, Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico - Il vino è un prodotto complesso: non solo il frutto delle articolate interazioni tra caratteristiche agronomiche, climatiche e enologiche, ma anche il risultato di tante storie di vita quotidiana, di generazioni che si succedono, di radici che affondano nel passato di questi territori. In questa mostra insieme a Dario Garofalo abbiamo voluto dare spazio all’elemento umano che, insieme a quello naturale, firma in maniera inconfondibile uno dei vini italiani più famosi, il vino Gallo Nero.” “L’iscrizione di Coteaux, Maison e Cantine di Champagne avvenuta nel 2015 ha rafforzato lo sviluppo dell’enoturismo della Champagne, - ha dichiarato Vincent Perrin, Direttore Generale del Comité Champagne. Con il nostro partner Chianti Classico condividiamo la convinzione che i luoghi fanno la differenza. La nostra regione è celebre in tutto il mondo per il suo terroir unico, ma anche per il savoir-faire di uomini e donne della Champagne che Paolo Verzone ha saputo rappresentare al meglio”. Ad inaugurare l’evento una straordinaria degustazione in Sala d’Armi (ore 16.00 – su invito) “Le Cuvée di Champagne incontrano le Gran Selezione di Chianti Classico”: quattro Champagne e quattro Gran Selezione, il top di gamma dei vini del Gallo Nero, che saranno presentati e raccontati dal Doctor Wine Daniele Cernilli e dal Sommelier Informatico (come lui stesso si definisce) Andrea Gori, nella veste di Ambasciatore dello Champagne 2011.


Le mostre
Chianti Tellers - Il Consorzio Vino Chianti Classico rende così omaggio a chi abita il suo territorio, a chi nella propria quotidianità e con le proprie opere è espressione di un territorio che ispira e vive di una creativa laboriosità, legata inscindibilmente alla terra, non più solo luogo di origine, ma anche identità storico-sociale da tramandare e diffondere in tutto il mondo.
Confraternités, Les Saint Vincent du Champagne - Inaugurata nel 2016 e promossa dal Comité Champagne, la mostra «Confraternités» è dedicata all’Arciconfraternita di San Vincenzo, fondata negli Anni Trenta dall’unione delle confraternite di tutti i villaggi della Champagne. I ritratti di Paolo Verzone illustrano il patrimonio vivente della Champagne, con un tocco personale dell’artista. Maison e viticoltori hanno lavorato insieme per oltre tre secoli per tutelare e trasmettere l’eccellenza della denominazione Champagne.

I fotografi
Dario Garofalo si approccia alla fotografia nel 2002, contemporaneamente agli studi universitari in Sociologia. Il racconto fotogiornalistico è infatti da subito il genere che più lo appassiona e a cui si dedica. Parallelamente sviluppa un percorso artistico grazie al quale inizia a collaborare con gallerie d’arte, in modo da poter così divulgare le proprie immagini in più canali. Il taglio narrativo ed evocativo caratterizzano le sue fotografie e negli anni sono molteplici le collaborazioni con riviste internazionali. Di particolare importanza le pubblicazioni su New York Times e la versione americana di AD, per la quale si occupa di testimoniare i restauri operati grazie alle griffe della moda.
Paolo Verzone, nato nel 1967 a Torino, vive a Parigi, membro dell’agence VU’, è “inclassificabile”, esce dagli schemi. Proviene dal mondo della stampa, col quale peraltro continua a collaborare, sa da molto tempo che la carta stampata non è l’unico luogo privilegiato in cui esprimersi. Dunque, da solo o con il suo complice, Alessandro Albert, si lancia in progetti di ampio respiro, per delle serie che affrontano tematiche dai grandi interrogativi del mondo attuale. E’ apparso su riviste internazionali quali Time, Newsweek, Sunday Times Magazine, Wall Street Journal, The Independent, The Guardian, Le Monde, Vanity Fair, Geo. La sua opera è stata insignita di numerosi riconoscimenti quali World Press Photo, American Photography, International Photography Awards. Le sue fotografie fanno parte delle collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra e della Biblioteca Nazionale di Francia.

Fabrizio Del Bimbo
Nicoletta Curradi

mercoledì 19 luglio 2017

Cantina Casaltrinità, vini di qualità a Trinitapoli

A Trinitapoli chi ama il buon vino non può perdere una visita alla Cantina Casaltrinità, in cui sono evidenti l’amore degli oltre 200 soci, la tenacia del lungimirante Presidente Antonio Gargano,  la passione dell’enologa interna Antonella Briglia e del consulente Pasquale Pastore.



I vini di questa cantina parlano di vite vissute, di esperienze, di territorio. Dietro ogni etichetta troviamo il vigore di vitigni che affondano le radici in una terra altrettanto vigorosa e l’intraprendenza degli abitanti di quest’angolo della Puglia.  La Cooperativa è sorta nel 1965 per volere del padre dell'attuale Presidente,  subentrato nel 1992.  

Il logo della Cantina,  il simbolo dei Cavalieri di Malta, segna il legame viscerale con la terra natia, il paese di Trinitapoli – un tempo detto Casaltrinità – che fu per circa due secoli commenda magistrale di quell'ordine.  Tra verità e leggenda, tra sacro e profano, ogni chicco d'uva evoca suggestioni: ricordi di antiche dominazioni e  immagini dell’Agro di Trinitapoli, Barletta, Andria e Cerignola, dove crescono i vigneti, dislocati nel raggio di 40 chilometri dalla cantina. I circa 600 ettari ed i 150.000 quintali di uva rappresentano una sfida quotidiana lungo il percorso intrapreso di valorizzazione della produzione. Non è facike, infatti, coordinare 200   produttori,  accompagnarli in un cammino di crescita qualitativa, soprattutto dove il modello cooperativo stenta ad affermarsi. Eppure, Casaltrinità ha fatto propria la missione di convertire l’immagine della Puglia ad attore principale del panorama vitivinicolo italiano. La Cantina è riuscita a raggiungere l’importante traguardo di delimitare la DOC “Tavoliere delle Puglie”, con le tre tipologie: rosso, rosato e nero di Troia, per un totale di 19 comuni e 10 cantine aderenti al Consorzio di tutela.
La  Cantina intende scardinare una mentalità autoreferenziale, presentandosi come catalizzatore del rilancio dell’intero areale. Ed infatti, in quanto parte della Fedagri Puglia, mira a creare una microrete di collaborazione con le altre cooperative, per rinvigorire il tessuto produttivo della zona.
A Casaltrinità sono previsti nuovi progetti ed investimenti futuri, primo fra tutti la possibile realizzazione di un frantoio per rivalutare l’oro verde dei secolari uliveti della regione. Indubbiamente, altro grande patrimonio da salvaguardare. Al pari dei vitigni autoctoni che, nella cooperativa di Trinitapoli, danno vita a vini “bandiera” del territorio: nero di Troia, greco, moscato reale si affiancano solo occasionalmente agli internazionali cabernet, merlot e chardonnay. Internazionali che qui sembrano contaminarsi al locale, esprimendo talvolta caratteristiche differenti rispetto alle loro solite peculiarità.


Provenienti da numerose zone, assai variegate in termini qualitativi, le uve richiedono grande dedizione e competenza da parte degli enologi, che devono mediare tra la necessità di imporre ai soci determinate tempistiche di raccolta e l’esigenza di svecchiare consolidate tradizioni di coltura. Una tenacia ripagata dai riconoscimenti ottenuti negli anni, non ultima la speciale menzione assegnata dalla guida Vini d’Italia 2014 (l’Espresso) al “Padre”, etichetta di punta di Casaltrinità. Nero di Troia in purezza ed invecchiato almeno sei mesi in barrique, vuole essere una dedica al padre dell’attuale Presidente. Un vino che cerca di imporsi come principale interprete del Made in Puglia; un vitigno dal carattere austero che svela lentamente le sue grandi potenzialità.

Sotto il simbolo dei Cavalieri di Malta, batte il cuore di una Cooperativa che fa del costante miglioramento della qualità il suo primo dovere e la sua sfida quotidiana.

Info: www.casaltrinita.it

Nicoletta Curradi

mercoledì 12 luglio 2017

Vinoe' seconda edizione il 5 e 6 novembre


Andrà nuovamente in scena alla stazione Leopolda di Firenze la seconda edizione di Vinoè, l’annuale congresso nazionale della Fisar. Appuntamento il 5 e 6 Novembre 2017 per la seconda edizione di un successo già annunciato.

La prima edizione di Vinoè si è svolta il 15 e 16 Novembre 2016, con numeri di sicuro rilievo. Sono stati serviti più di 90.000 calici ai 6000 visitatori accorsi per incontrare le 600 etichette presenti.

Numeri di grande rilievo che hanno dimostrato quanto l’esigenza di far incontrare formazione e passione, legate all’enogastronomia, possa avere successo.

Fisar voleva fin da subito creare un ponte di collegamento tra cibo e vino, sfruttando anche le grandi potenzialità offerte dalla Toscana e dalla città di Firenze. È proprio Firenze, capitale artistica e gastronomica della regione, ad offrire la cornice della Stazione Leopolda.

La città di Firenze e la sua amministrazione credono nel progetto, dando il loro pieno supporto. Lo ha ribadito anche l’Assessore allo Sviluppo Economico Cecilia Del Re, intervenuta alla conferenza stampa di presentazione della nuova edizione di Vinoè.
Ciò che mi aveva colpito della prima edizione di Vinoè era il focus verso le piccole e medie aziende. L’intenzione era di valorizzare e presentare al pubblico le aziende del territorio italiano che fanno del vino la loro ragion d’essere. Puntano verso coloro che a volte non hanno la forza mediatica per comunicarlo in grande stile.

Anche quest’anno verrà rispettato il medesimo filo conduttore con aziende sotto le 300.000 bottiglie prodotte e provenienti da ogni regione d’Italia. Ciò servirà a presentare al meglio il nostro meraviglioso territorio, fatto di innumerevoli vitigni e grandi perle enologiche.

Dalle parole dei vertici Fisar si percepisce la compattezza e l’accordo sulle linee guida del progetto. Infatti c’è da più parti la volontà di riscoprire il legame tra uomo e territorio, imprenscindibile nel meraviglioso mondo del vino. Per raggiungere l’obiettivo si farà leva sulla passione e naturale predisposizione delle aziende presenti. Per questo sarà mantenuto il format dello scorso anno, con masterclass, dibattiti e conferenze legate al mondo del vino.

Un altro obiettivo della manifestazione sarà anche capire la valenza e la sostenibilità del comparto vinicolo sul territorio, con inevitabili ricadute positive anche sull’economia e sulle opportunità lavorative.

Le condizioni per ripetere il successo dello scorso anno ci sono tutte. Si vede lo stesso animo di ricerca della qualità che ha smosso in occasione della prima edizione. Non manca anche la voglia di continuare nel percorso di valorizzazione delle piccole aziende. 

Appuntamento il 5 e 6 Novembre 2017 alla Stazione Leopolda di Firenze.

 Nicoletta Curradi

martedì 23 maggio 2017

L'annata 2016, un successo per il Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG


La candidatura delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene come patrimonio dell’Unesco ha un logo ufficiale. L’opera di Ivan Frigo si è aggiudicata il contest “Un logo per il paesaggio del Prosecco” organizzato dalla Regione Veneto.


L'area di Conegliano e  Valdobbiadene, si estende su un territorio collinare  alle pendici delle Prealpi sull’ansa del fiume Piave. La viticoltura qui ha origini antichissime ma la prima citazione scritta che lega il Prosecco a questo territorio risale al 1772. Sin dall’introduzione della DOC, nel 1969, l’area storica di produzione è rimasta circoscritta a 15 comuni. Due di questi le danno il nome: Conegliano e Valdobbiadene, l’una la capitale culturale e l’altra il cuore produttivo. La posizione tra il mare e le Prealpi assicura un clima temperato con una media annua di 12,3° C ed una costante ventilazione , che permette alle uve di asciugarsi rapidamente dopo le piogge. L’area è caratterizzata da frequenti acquazzoni estivi. Le colline si estendono da est a ovest, quindi hanno un versante esposto a sud, dove i vigneti godono della migliore esposizione solare, e un versante a nord, solitamente occupato da boschi. L’altitudine varia da 100 a 500 m e garantisce l’escursione termica facendo sì che si sviluppino gli aromi. Il vitigno Glera ha trovato su queste colline il suo ambiente ideale da più di tre secoli. Ama l’acqua ma teme il ristagno e la pendenza delle colline assicura che la pioggia sia sempre drenata. Un mix di ingredienti che fanno del Prosecco un'eccellenza del territorio conosciuto in tutto il mondo.

Dopo la crisi economico-sociale seguita alla seconda guerra mondiale, con un alto tasso di emigrazione, la zona ha raggiunto negli ultimi anni un successo davvero inatteso e ragguardevole.

Nel 2016 sono ben 178 le case produttrici di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg con circa 90 milioni di bottiglie prodotte, mentre il Prosecco DOC conta 350 case produttrici con 410 milioni di bottiglie.
L'elevato tasso di piovosità favorisce lo sviluppo della glera, che, come disciplinare, deve costituire almeno l'85% della composizione del prosecco. Il metodo prevede la fermentazione in autoclavi d'acciaio. Le caratteristiche favorevoli dell'annata 2016 sono state oggetto di riflessione durante gli Stati Generali del Conegliano Prosecco Superiore, che si sono svolti il 22 maggio scorso presso la Facoltà di Enologia di Conegliano.



Tra le aziende vitivinicole che hanno partecipato alla ventesima edizione di Vino in Villa al Castello di San Salvatore, sono senza dubbio da segnalare Astoria Vini, Case Bianche, Ruggeri, Merotto, Valdellovo e Duca di Dolle.

Situata a Refrontolo, nel cuore del Conegliano Valdobbiadene Docg, Astoria Vini è uno dei nomi più conosciuti nel panorama mondiale e coniuga le migliori tradizioni vitivinicole con la modernità, sia nelle tecnologie che nella produzione di vini capaci di incontrare il gradimento dei sommelier come del grande pubblico.
Valutazione senz'altro positiva ha ottenuto il suo Extra Dry Corderie, fresco ed elegante, ricco di profumi di frutta e un sentore di agrumi che sfumano nel floreale.

L'azienda Case bianche possiede vigneti situati in Col Sandago, una zona collinare nel comune di Susegana. La produzione annuale è di circa 500.000 bottiglie, di cui 300.000 di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Il vino degustato e apprezzato è l'Extra Dry, con sentori di mela e pera.

La cantina Ruggeri è uno dei più grandi punti di riferimento nel mondo del Prosecco, grazie ad un percorso di continua ricerca della qualità cominciato nel 1950 per volontà di Giustino Bisol, oggi quasi centenario. Giustino ha avuto il merito di guidare personalmente la crescita della qualità e del prestigio del Prosecco di Valdobbiadene in tutto il mondo, portando il nome di Ruggeri nella ristretta cerchia dei grandi produttori di vino italiani. Oggi la cantina Ruggeri è guidata da Paolo Bisol insieme ai figli Giustino e Isabella. 
Il vino degustato è Giustino B. dedicato al fondatore della cantina, frutto di grande ricerca e selezione di uve pregiate.

Indissolubilmente legata al territorio a cui appartiene, l’azienda agricola di Graziano Merotto sorge a Col San Martino zona vocata per la produzione del Valdobbiadene Docg e che conosce la vite da oltre duemila anni. Graziano Merotto lavora personalmente e a mano da oltre quarant’anni le sue vigne seguendo una tradizione ricca di storia e conoscenze trasmessa anche nella sua famiglia di padre in figlio. All’inizio del ‘900 Agostino Merotto era già conosciuto per la bontà del suo Prosecco.
 Il vino assaggiato da segnalare è l'extra Dry Castel Millesimato 2016, fresco, gradevole, dal retrogusto asprigno.

 In una bellissima zona, appena fuori Conegliano, nell’antica contea di Collalto, Benedetto Ricci ha trovato i vigneti ideali per dar vita nel 2000 al progetto Valdellövo che oggi gestisce assieme alla moglie Clotilde. Il podere ha due ettari di viti originali e in seguito ne sono stati impiantati altri otto con gli stessi cloni di Glera, Bianchetta e Verdiso. 
Ottimo il suo Frizzante Bade fermenti naturali 2011.

La Tenuta Duca di Dolle è un angolo di paradiso tra le colline del borgo di Rolle. Vigneti, boschi, piante da frutto, gestiti nel totale rispetto per la natura: innamorata della bellezza del territorio circostante, la famiglia proprietaria ha l'obiettivo primario di tutelarne il paesaggio e la biodiversità.
Il Relais, al centro della Tenuta, è un antico eremo camaldolese del 1500, ristrutturato nel rispetto della struttura originaria. Tredici alloggi dotati di ogni comfort e una splendida piscina nel giardino terrazzato, circondata da un panorama mozzafiato.
Qui è possibile degustare gli eccellenti prosecchi spumanti DOCG Duca di Dolle, che nascono grazie a una conduzione il più possibile naturale dei vigneti. Personalmente il migliore è Zero Cartizze Brut Docg, con note floreali di acacia e sentori di agrumi e mela verde.


Vino in Villa 2017 si è conclusa con grande successo di pubblico.

Fabrizio Del Bimbo





giovedì 27 aprile 2017

La mixology protagonista della Florence Cocktail Week dal 1° al 7 maggio


Dall’1 al 7 maggio torna la Florence Cocktail Week, la manifestazione ideata e organizzata da Paola Mencarelli e Lorenzo Nigro pronta a bissare il successo della sua prima edizione.
A caratterizzare la Florence Cocktail Week sarà di nuovo il contest per il miglior “signature”, che verrà eletto sabato 6 maggio al Mercato Centrale, con una gara a ritmo di shaker fra i 16 partecipanti da una giuria di nomi illustri della miscelazione come Alessandro Procoli (Jerry Thomas) e il maestro Hidetsugu Ueno dal Bar High Five di Tokyo.
Ma #FCW2017 non sarà solo questo, anzi. Proprio Ueno, per esempio, sarà uno degli ospiti internazionali di spicco presenti alla rassegna, e protagonista di una masterclass imperdibile il 5 maggio al Four Seasons Hotel dal titolo “Hard Shake, Ice Carving… Japanese Bar Technics and Philosophy”, per imparare ricette e segreti che ci sono dietro un cocktail d’autore.
Altro masterclass da segnare in agenda è quella di Marian Beke del The Gibson di Londra, che il 2 Maggio al Locale di via delle Seggiole parlerà di “Future drinking”.
Ma il calendario degli eventi è davvero ricco fra degustazioni, masterclass, seminari e incontri, con esperti del settore non soltanto italiani, vi consigliamo di tenervi aggiornati alla pagina Facebook ufficiale. 

Questi i 16 Cocktail Bar selezionati per questa edizione:
  • Atrium Bar – Four Seasons Hotel Florence
  • Gurdulù
  • Harry’s Bar Firenze 
  • La Ménagère 
  • Le Pool Bar – Villa Cora
  • Locale Firenze
  • O’ Café – Golden View Open Bar
  • The Fusion Bar & Restaurant – Gallery Hotel Art; Viktoria Lounge Bar
  • Winter Garden Bar – The St. Regis Florence  
  • Bitter Bar
  • Ditta Artigianale Oltrarno
  • Caffè Gilli
  • Mad – Souls & Spirits
  • Rasputin
  • Tabarin
Ognuno di loro proporrà attraverso il suo bartender di riferimento il “segnature” poi in nomination per essere votato come il migliore. Ma al di là della gara, i locali ospiteranno gli avventori per l’intera settimana, non soltanto di notte, per offrire cocktail classici, creativi, d’autore e di tendenza a prezzi abbordabili a tutti (tra gli 8 e i 15 euro).
Fra i cocktail più originali che si potranno gustare dall’1 al 7 maggio quelli con uova o funghi (food baring), le miscelazioni col vino, gli healthy, i drink per vegani (con acqua di cottura dei ceci shakerata al posto dell’albume) e addirittura quelli che hanno come ingredienti… gli insetti! 

Nicoletta Curradi